Per fortuna c’è qualcuno, ovvero Beat Records, che si occupa di scovare, spolverare e ri-stampare alcune colonne sonore che rimarrebbero sepolte e dimenticate, forse anche per gli stessi loro compositori, soprattutto quelli più prolifici. Questo è dovuto anche al fatto che (soprattutto in passato e prima dell’avvento così massiccio del digitale) la posizione e il “peso” della musica in un film venivano spesso mortificati da un mix e da un editing a volte sbrigativi e brutali, poco rispettosi di un elemento così importante qual è l’audio. È il caso di Prigione di Donne, film del 1974 di Brunello Rondi, di cui si può leggere qui una approfondita e appassionata recensione che ne sottolinea i contenuti e i rimandi colti dell’opera di un regista importante, e co-sceneggiatore di Federico Fellini; allo stesso tempo però la cinematografia è, a mio parere, meno riuscita della scrittura, a causa della scarsa precisione del montaggio video e audio, che così ha penalizzato il grande lavoro di Albert Verrecchia. E quindi solo ascoltando la musica separatamente dal film mi è stato possibile scoprire un vero tesoro di colonna sonora, che, tranne per qualche raro momento, risulta essere completamente nascosto nel film. L’ascolto comincia con l’inconfondibile canto di Edda dell’Orso in un pezzo per voce, archi e qualche insert di organo e oboe, in passaggi di grande spinta dinamica; è evidente che Morricone nel 1973-4 aveva già fatto scuola; ciononostante la scrittura è piacevole e precisa e mette ben in risalto quello che risulta essere il tema del film.
Prigione di donne