Ventennale carriera quella di Rachel Portman, compositrice che si è misurata con generi opposti che vanno, solo per fare due esempi, dal thriller di La macchia umana (2003) alla commedia di Ma come fa a far tutto? (2011), vincendo però già nel 1996, a pochi anni dall’inizio della sua carriera da professionista in ambito cinematografico, il premio Oscar per la colonna sonora del film di Douglas McGrath Emma, e guadagnando successivamente le nomination per Chocolat e Le regole della casa del sidro. Quella per Il ventaglio segreto è una colonna sonora quasi sussurrata, elegante e delicata come tutto il film del resto, senza eccessi, controllata anche nel dolore, anche nel dramma, in una sorta di rispetto della felicità e della sofferenza, una “necessaria” complementarietà degli opposti tipica della cultura orientale, e che si esprime con pienezza nelle tracce di questo disco.
Autore: Antonio Tuzza
Prigione di donne
Per fortuna c’è qualcuno, ovvero Beat Records, che si occupa di scovare, spolverare e ri-stampare alcune colonne sonore che rimarrebbero sepolte e dimenticate, forse anche per gli stessi loro compositori, soprattutto quelli più prolifici. Questo è dovuto anche al fatto che (soprattutto in passato e prima dell’avvento così massiccio del digitale) la posizione e il “peso” della musica in un film venivano spesso mortificati da un mix e da un editing a volte sbrigativi e brutali, poco rispettosi di un elemento così importante qual è l’audio. È il caso di Prigione di Donne, film del 1974 di Brunello Rondi, di cui si può leggere qui una approfondita e appassionata recensione che ne sottolinea i contenuti e i rimandi colti dell’opera di un regista importante, e co-sceneggiatore di Federico Fellini; allo stesso tempo però la cinematografia è, a mio parere, meno riuscita della scrittura, a causa della scarsa precisione del montaggio video e audio, che così ha penalizzato il grande lavoro di Albert Verrecchia. E quindi solo ascoltando la musica separatamente dal film mi è stato possibile scoprire un vero tesoro di colonna sonora, che, tranne per qualche raro momento, risulta essere completamente nascosto nel film. L’ascolto comincia con l’inconfondibile canto di Edda dell’Orso in un pezzo per voce, archi e qualche insert di organo e oboe, in passaggi di grande spinta dinamica; è evidente che Morricone nel 1973-4 aveva già fatto scuola; ciononostante la scrittura è piacevole e precisa e mette ben in risalto quello che risulta essere il tema del film.
E ridendo l’uccise
E ridendo l’uccise (2005) è un film di Florestano Vancini, importante regista scomparso qualche anno dopo l’uscita di questo suo ultimo lavoro. Esso, realizzato a tredici anni di distanza dal precedente, al primo impatto non colpisce particolarmente, anzi, verrebbe la tentazione di etichettarlo subito come un film di medio interesse, a tratti dal sapore televisivo, con qualcosa di artificiale e finto, forse soprattutto nella recitazione che, riferita ad alcuni attori, appare forzata, accademica e poco convincente; non va invece annoverato tra essi Manlio Dovì, capace di straordinarie performance nel ruolo di Moschino, buffone di corte presso gli Estensi. La cosa inaspettatamente più fastidiosa vissuta durante la visione del film è stato proprio l’utilizzo della musica, troppo spesso adoperata come tappezzeria, spalmata massicciamente un po’ ovunque e in uno stile che dà di datato, sembra infatti che il film sia parecchio anteriore al 2005. Inoltre la musica sottende spesso le battute degli attori, disturbandosi a vicenda. La sensazione è che in montaggio ci si sia detti “abbiamo la musica di Morricone, utilizziamone il più possibile”.
The Young Riders
Ne ha fatta di strada John Debney dopo la scrittura della colonna sonora per The Young Riders, cimentandosi oramai da circa 20 anni con stili e generi anche molto diversi tra loro, dalla commedia (Una settimana da Dio) all’super hero movie (Iron Man 2), dall’animazione (Chicken Little) all’hard boiled (Sin city), solo per citare alcuni titoli tra le decine firmati dal compositore. Diciamo innanzitutto che la serie The Young Riders, andata in onda negli Stati Uniti dal 1989 al 1992 e in Italia dal 1991 al 1993 con il titolo de I ragazzi della Prateria, ebbe sì fortune alterne, ma venne accolta come una serie televisiva che strizzava l’occhio al cinema. A mio parere questa colonna sonora rispecchia questa zona di confine, e non è escluso che proprio la qualità di queste musiche abbia spiazzato l’ansia di classificazione. Dopo la title track comune alle tre stagioni, le successive tracce presenti nel disco si dividono in tre episodi della serie: Kid, Gunfighter e Kansas.
Io so che tu sai che io so
Una necessaria premessa. Adoro questo film, che ritengo, da tanti punti vista (regia, soggetto sceneggiatura, cast) un gioiellino del cinema italiano, e a mio parere, il film migliore tra gli ultimi realizzati da Albertone che, in occasioni successive, ha prodotto pellicole meno convincenti. Ciononostante, sarebbe doveroso recuperarle tutte per coglierne la prospettiva musicale, in equilibrio sull’asse Sordi/Piccioni, un sodalizio umano e professionale prolifico, fortunato, duraturo, e immediatamente riconoscibile. Un esempio: il tema di Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue (1968) fa ormai parte del patrimonio musicale italiano, magari non tutti saranno capaci di legare quella musica al film, ma non si può negare l’assoluta popolarità del tema. La novità di questo CD è che, rispetto a quella in vinile, questa edizione integra una buona mezz’ora di godibile materiale inedito, ben undici tracce di versioni alternative, aggiunte alle prime quattordici.
Lost
Certo che solo adesso, dopo ore di ascolto, dovendo mettermi a scrivere qualcosa riguardo alle colonne sonore delle serie 4, 5 e 6 di Lost (ben 4 cd belli pieni di musica) mi rendo conto di quale lavoro mastodontico ha dovuto affrontare il nostro semi conterraneo Michael Giacchino per musicare 6 stagioni di una delle produzioni più importanti e costose della storia della televisione. Per un compositore, ascoltare il lavoro di un altro compositore, così bravo tra l’altro, è una goduria, e non mi sono distratto un attimo.
Crossing over
Mark Isham è compositore d’esperienza nel panorama degli autori contemporanei (non solo statunitensi) di musica per film. Ero perciò particolarmente curioso di recensire un suo lavoro. A tale scopo ho preferito prima “ascoltare” il film e poi separatamente la colonna sonora, tutto rigorosamente attraverso cuffie di qualità, per non perdere alcun dettaglio di quella parte così importante che è, in generale, il suono di un’opera cinematografica. Ad una prima quasi-delusione dopo aver visto il film, è subentrata una piacevole smentita durante l’ascolto della colonna sonora. Infatti, tranne che per titoli di testa e quelli di coda, nel mix il bilanciamento tra battute, colonna effetti e musica, penalizza molto quest’ultima, e lascia emergere solo alcune delle caratteristiche della composizione di Isham. Ma, si sa, il mix è un momento e un luogo in cui il compositore soffre molto: la battuta vince su tutto, a meno che non ci siano, ed è raro, precise motivazioni già nella stesura della sceneggiatura.
Wim Mertens, piano solo!
Sono consapevole di averci messo un po’ troppo per scrivere questa recensione. Il concerto è quello di Wim Mertens, tenuto dal compositore domenica 22 novembre 2009 presso il Teatro Palazzo di Bari, evento inserito all’interno della rassegna TIME ZONES – sulle vie delle musiche possibili. La sala era gremita fino all’impossibile, tanto che i vigili del fuoco hanno dovuto verificare che non ci fosse pubblico in piedi o seduto nei corridoi a ostruire le uscite di sicurezza. Eppure, la musica del compositore fiammingo non è immediata, possiede un modo tutto personale di comunicare emotivamente con l’ascoltatore, e sicuramente non percorre la strada del pianismo sentimentale.
Teho Teardo, il nuovo che avanza e la musica per film si rinnova
Venerdì 4 dicembre 2009, la rassegna TIME ZONES – sulle vie delle musiche possibili ha ospitato a Bari, presso il Teatro “Di Cagno”, il compositore Teho Teardo. Elettronica, violoncello e chitarra. Due persone: il musicista stesso e Martina Bertoni. Alle loro spalle uno schermo sul quale era proiettato il film Il Divo di Paolo Sorrentino, “diluito” con immagini sovrapposte, lente, molto zoomate, fuori fuoco, ovvero, il secondo livello, di disturbo e di fusione, della percezione visiva.
David Darling, il violoncello fino alla fine del mondo
Ancora un prezioso appuntamento per la rassegna barese Timezones – Sulle vie delle musiche possibili, quest’anno interamente dedicata ai compositori di musica per film. Un folto ed attento pubblico, venerdì 20 novembre 2009 presso l’Auditorium Vallisa nel centro storico di Bari, ha applaudito l’emozionante esibizione di David Darling, violoncellista e compositore americano che ha cantato accompagnandosi col suo strumento per circa mezzora, senza interruzione, ma con una varietà di stili, colori e dinamiche che non hanno stancato un solo istante, culminando in un finale che ha strappato un fragoroso applauso dei presenti.