Una mia distrazione +2 di Cesare Malfatti

Un disco coerente quello di Malfatti, curato in ogni dettaglio. Coerente in tutto, dallo stile del canto all’atmosfera generale; il primo brano indica la cifra stilistica di tutto il lavoro, ovvero quello di un raffinatissimo cantautorato pop dalle meste atmosfere acustiche cui stavolta è stato fatto indossare l’abito sonoro del jazz, soprattutto grazie all’onnipresente e preponderante pianoforte di Antonio Zambrini, che lascia la sua impronta fino all’ultimo brano.
Un disco che per la verità si apprezza soprattutto da un secondo ascolto in poi, quando, metabolizzato il bisogno jazzistico, viene maggiormente fuori il tessuto armonico della scrittura e le melodie nascoste, mai apertamente liberate della vocalità di Malfatti, sempre contenuta, intima, mai urlata e tantomeno sfogata, ma sempre pacata, controllata e trattenuta.

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